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Il distretto piemontese del cioccolato

Il cioccolato piemontese, uno dei prodotti tipici più conosciuti del territorio, nasce in un contesto caratterizzato da una lunga ed importante tradizione nel settore e da un vivace sistema di imprese artigianali ed industriali, che grazie alla capacità di reinventarsi di fronte alle difficoltà e di rielaborare nuovi gusti e tendenze, hanno saputo reggere alla concorrenza e ad alla crisi economica regionale.
E’ il lontano 1559, quando il cacao arriva in Piemonte portato dall’esercito del Duca Emanuele Filiberto di Savoia, allora al servizio di Carlo V, sovrano di Spagna. Furono infatti gli spagnoli, i primi a portare in Europa il cacao dal Messico. Risale al 1678 la prima autorizzazione concessa dalla Casa Reale Sabauda, “a vendere pubblicamente la cioccolata in bevanda”.
A Torino, non si può però parlare di cioccolato senza parlare di nocciole. L’incontro tra i due ingredienti nasce dalla necessità di sostituire le nocciole, prodotto ampiamente disponibile localmente, al cacao, divenuto troppo costoso a causa del blocco ordinato da Napoleone nel 1806 sui prodotti provenienti dalla Gran Bretagna e dalle sue colonie. Unione che, nata per far fronte a un'esigenza, ha mostrato con il gianduja[1] tutta l’affinità esistente fra queste due materie prime.
Fu dopo la metà dell’Ottocento che si impiantarono i primi laboratori di produzione del cioccolato. Alcuni di questi, come la Caffarel[2], sono ancora tutt’oggi attivi[3]. La produzione progressivamente diventa rilevante anche dal punto di vista industriale con un assortimento di gianduiotti, cremini, praline, uova pasquali e creme.
Oggi il distretto piemontese del cioccolato si configura come il maggior centro italiano di lavorazione del cioccolato con una produzione di 85.000 tonnellate, pari a quasi il 40% del totale nazionale. Solo nella città metropolitana di Torino si contano nell’ultimo trimestre del 2016[4] 72 imprese della lavorazione del cioccolato, pari al 66% del totale piemontese. La localizzazione delle imprese della produzione di cioccolato è soprattutto Torino-centrica: 44 nel Comune di Torino e 14 nella prima cintura. Si tratta perlopiù di micro e piccole imprese (48 microimprese, 18 piccole imprese, 3 medie e 3 grandi imprese oltre i 100 addetti). La produzione di cioccolato conta un totale di oltre 1500 addetti.[5] Per il 2017 si prevedeva una flessione del numero totale degli addetti nella filiera del cioccolato nella città metropolitana a causa dello spostamento del centro direzionale della Ferrero da Pino Torinese ad Alba, con un trasferimento di circa 300 unità di personale.
Dal 2003, nelle strade di Torino, a novembre, si svolge CioccolaTo’, la manifestazione fieristica dedicata al cioccolato a cui prendono parte i più importanti operatori nel settore a livello nazionale, con un’attenzione particolare alla tradizione cioccolatiera piemontese.

[1] Il nome di Gianduia deriva dal fatto che la presentazione ufficiale di questo cioccolato e in particolare del cioccolatino gianduiotto venne fatta in occasione del Carnevale del 1865 e fu la maschera popolare torinese Gianduja a distribuire i cioccolatini.

[2] Magli F., Nobolo A. (2016). Piemonte, the Most Famous Italian Chocolate District, in (a cura di) Sargiacomo M., D’Amico L., Di Pietra R., Accounting and Food: Some Italian Experiences, Abingdon-on-Thames, Routledge, Editors, pp. 118-138.

[3] http://www.impreseneltempo-torino.it/index.php/imprese-nel-tempo/biografie-impresa/caffarel/le-radici-valdesi

[4] Dati CCIAA, 2016

[5] Dati CCIAA, 2016, calcolando il numero di dipendenti attribuito alle imprese con codice ATECO 10.82, in cui oltre alla produzione di cioccolato e cacao sono anche comprese le caramelle e la confetteria.

Il distretto piemontese del cioccolato

MAPPA DELLA LOCALIZZAZIONE DEI COMUNI DELLA CITTÀ METROPOLITANA DI TORINO CON AZIENDE PRODUTTRICI DI CACAO E CIOCCOLATO PER CLASSI DI ADDETTI (FONTE DATI: CCIAA, 2016).

 

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