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18 luglio 2022 - Approvata la mozione 47 - Politica del cibo, un bene comune per la città di Torino

Immagine di Francesco Cordola

La Mozione 47, approvata dal Consiglio Comunale il 18 luglio 2022, impegna il Sindaco e la Giunta a:

1. Riconoscere la potenzialità della politica del cibo come asse strategico di cooperazione internazionale e innovazione tra comunità, città, paesi europei, continenti, nord e sud del mondo;

2. Realizzare o potenziare nelle politiche locali torinesi gli interventi suggeriti dal Quadro d’azione del M.U.F.P.P., nei sei ambiti di intervento da questo suggeriti: governance, diete sostenibili, giustizia sociale ed economica, produzione del cibo, distribuzione del cibo, spreco alimentare, avendo cura che queste siano contemperate dal principio di protezione del diritto al cibo adeguato, così come tutelato dallo Statuto della Città di Torino;

3. Attuare nelle politiche di cooperazione internazionale allo sviluppo ed E.C.G. (Educazione alla Cittadinanza Globale) della Città le principali istanze del M.U.F.P.P., avendo cura che queste siano contemperate dal principio di protezione del diritto al cibo adeguato, così come tutelato dallo Statuto della Città di Torino;

4. Riconoscere la valenza strategica, per il presente e il futuro della città, di sistemi alimentari “human rights oriented” che siano partecipativi, democratici, sostenibili, interculturali, resilienti, giusti, salutari;

5. Assumere la strategia alimentare locale come elemento centrale di ispirazione, orientamento e definizione di un “nuovo stile di vita istituzionale” il quale si fondi sull'introduzione o sul rafforzamento, negli appalti pubblici della Città - sia quelli direttamente inerenti alla fornitura di cibo (mense scolastiche, mense benefiche, servizi di distribuzione automatica di generi di ristoro presso uffici comunali, servizi di catering, ecc., che qualunque altro tipo di procedura aperta, ristretta o negoziata - di clausole sociali alimentari tese a valorizzare gli elementi di sostenibilità degli alimenti e della loro catena produttiva (affiancando o incrementando, oltre l’acquisizione di cibo biologico, anche l’acquisto di cibo proveniente dal commercio equo e solidale, come caffè e cioccolato, cibo proveniente dal circuito produttivo carcerario, cibo proveniente dal circuito produttivo “mafia free”, cibo della filiera locale, ecc.);

6. Verificare la fattibilità di introdurre nei capitolati di gara banditi dalla Città di Torino dispositivi che consentano di destinare una percentuale minima dei ricavi dei fornitori a progetti di solidarietà alimentare, sia nel quadro della cooperazione internazionale che nel quadro della solidarietà alimentare locale;

7. Promuovere un’idea di commercio locale alimentare che sappia leggere insieme le dinamiche della G.D.O. (Grande Distribuzione Organizzata) necessaria a rifornire una città di grandi dimensioni come Torino, la dimensione di valorizzazione delle eccellenze alimentari del territorio già oggetto del processo di Torino World Food Capital, nonché l’approccio critico al consumo - tipico dei gruppi di acquisto solidale e dei mercati della terra - valorizzando i mercati alimentari della Città come luoghi privilegiati di incontro tra campagna e città, potenziando gli spazi destinati ai produttori locali e come spazio di solidarietà alimentare in cui siano rafforzati la dimensione comunitaria di iniziative e progetti di recupero delle eccedenze;

8. Dare vita ad una Alleanza Cittadina del Cibo come strumento preparatorio alla costruzione di una politica del cibo per siglare un Patto di Cittadinanza Alimentare in cui i diversi stakeholders (anche imprese, fondazioni, organismi di Terzo Settore, organismi di rappresentanza ecc.) si impegnano - in un rapporto alla pari e in base al proprio ruolo, responsabilità, compiti e risorse - a sviluppare azioni per garantire ai cittadini cibo sostenibile e salutare;

9. Sviluppare percorsi formativi rivolti ai componenti tecnici e politici delle istituzioni cittadine, per aumentare la consapevolezza sull’importanza della transizione alimentare nella nostra città;

10. Aggiornare la mappatura del sistema territoriale alimentare su scala cittadina e metropolitana - già avviata dall’Atlante del cibo - e investire per la realizzazione di una piattaforma collaborativa digitale e multilingue, per rendere visibili le pratiche di eccellenza, realizzate nei diversi ambiti tematici (ambientale, economico, culturale, educativo, sociale);

11. Evidenziare la dimensione alimentare di ciascuna politica locale attraverso programmazioni pluriennali per ciascun Assessorato rispetto al tema, in modo da poter assumere impegni istituzionali attinenti al proprio ambito di responsabilità;

12. Definire in modo partecipato un Piano integrato della politica del cibo per la costruzione di un'agenda strategica alimentare cittadina capace di indirizzare e implementare Politiche integrate del Cibo della Città e della Città Metropolitana;

13. Sviluppare - attraverso l’Atlante del Cibo - un piano di indicatori necessari per il raggiungimento degli obiettivi di impatto delle Politiche del Cibo per valorizzare il potenziale della Città e dell’area metropolitana, aggiornando e integrando il primo rapporto Food Metrics;

14. Sviluppare un piano di raccolta fondi europei, di cooperazione internazionale e filantropici per alimentare le Politiche del Cibo della Città di Torino;

15. Sviluppare forme di governance innovativa che non si ammali di “multi-stakeholderismo”, ma permetta agli attori di assumersi responsabilità in base alla chiarezza degli interessi perseguiti, evitando gli squilibri di potere e speculazioni su un tema, come quello del cibo, che deve essere considerato un “bene comune”, quindi di piena proprietà di tutti i cittadini e dei soggetti organizzati che si impegnano per tutelarlo e preservarlo all'interno delle comunità locali;

16. Individuare le formule organizzative più efficaci per il coordinamento sia tecnico (interdipartimentale) che politico (interassessorile) delle diverse policy attinenti al cibo e che si ravvisino come propedeutiche e preordinate alla definizione della Turin Food Strategy; in particolare, sul modello di altre grandi città italiane, si raccomanda di individuare un responsabile (tecnico e politico) del coordinamento della Food Policy che, d’intesa con gli uffici e gli assessorati competenti per i singoli progetti e servizi, possa semplicemente dare valore aggiunto istituzionale ai processi in corso e dar loro la valenza strategica auspicata.

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